Matteo Renzi, la verità di De Benedetti: “Vedo spesso lui e la Boschi. Quello non è un governo, sono 4 persone”

Matteo Renzi, la verità di De Benedetti: “Vedo spesso lui e la Boschi. Quello non è un governo, sono 4 persone”

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La mano di Carlo De Benedetti sul governo di Matteo Renzi, e non solo. Dai verbali dell’Ingegnere alla Consob dell’11 febbraio 2016 emergono, come “fredda cronaca”, i rapporti assidui tra l’editore di Repubblica, Stampa ed Espresso e l’allora premier e la sua più ristretta cerchia. Perché, come spiegava De Benedetti, “quello lì si chiama governo, ma non è un governo, sono quattro persone, ecco”.

In ballo c’è l’inchiesta, spinosissima, per insider trading, con le manovre sospette dell’imprenditore in Borsa, dove ha investito 5 milioni di euro sulle banche popolari 4 giorni prima che il governo Renzi varasse il famoso decreto. Guadagno secco di 600mila euro grazie, pare, alla soffiata che gli ha fatto proprio Renzi: “La legge si fa”. È la mattina del 15 gennaio, ricostruisce il Fatto Quotidiano, e De Benedetti vede il premier alle 7 del mattino a Palazzo Chigi: “Accompagnandomi all’ascensore di Palazzo Chigi mi ha detto: Ah! Sai, quella roba di cui ti avevo parlato a Firenze, e cioè delle Popolari, la facciamo. Ero già con un piede sull’ascensore; non mi ha detto se le faceva con un decreto, con disegno, quando”, si difende l’Ingegnere davanti alla Consob. Fatto sta che il giorno dopo, tra le 9.02 e le 9.10, De Benedetti dà incarico al suo broker Bolengo alla Romed (indagato) di comprare 5 milioni di azioni. Ma la questione qui è anche politica. “Io normalmente con Renzi faccio, facciamo breakfast insieme a Palazzo Chigi. Quando lui ha chiesto di conoscermi, che era ancora sindaco di Firenze, e io mi ha detto: Senta – ci davamo del lei all’epoca – mi ha detto: Senta, io avrei il piacere di poter ricorrere a Lei per chiederle pareri, consigli quando sento il bisogno. Gli ho detto: Guardi! va benissimo. Non faccio, non stacco parcelle, però sia chiara una roba: che se lei fa una cazzata, io le dico: caro amico, è una cazzata”. De Benedetti, davanti alla Consob, si intesta anche il merito del Jobs Act: “Io gli dicevo che lui doveva toccare, per primo, il problema lavoro e il job act è stato – qui lo dico senza senza vanto, anche perché non mi date una medaglia, ma il job act gliel’ho gliel’ho suggerito io all’epoca come una cosa che poteva, secondo me, essere utile e che poi, di fatto, lui poi è stato sempre molto grato perché è l’unica cosa che gli è stata poi riconosciuta”.

Le frequentazioni altissime di De Benedetti non si limitano al premier: “Con Maria Elena Boschi sono molto amico, ma non la incontro mai a Palazzo Chigi. Lei viene sovente a cena a casa nostra. Del governo vedo sovente la Boschi, Padoan. Anche lui viene a cena a casa mia e basta”. E poi c’è il governatore di Bankitalia Ignazio Visco: “Ho un buon rapporto con lui da quando lui era all’Ocse per cui ci vediamo anche così per fare quattro chiacchiere Visco non parla tanto volentieri dell’Italia; gli piace di più parlare del mondo, ecco”.

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